Il viaggio di Ines a Trieste, oltre i confini

Quest’anno l’incontro nazionale dell’economia solidale, Ines per gli amici, si è svolto a Trieste nel parco di San Giovanni. A pochi giorni dalla sua conclusione provo a riportare come ho vissuto questa esperienza.

I parchi degli ex Ospedali Psichiatrici si assomigliano un po’ tutti, viali alberati e file di casette, a Collegno come a Trieste; ma qui risiede un genio del luogo molto particolare: Marco Cavallo, il cavallo azzurro di legno e cartapesta, simbolo di liberazione dai confini.
Nel 1973, quando il direttore del manicomio Franco Basaglia ha deciso di aprirne i cancelli, la città ha accolto con una festa i pazienti che uscivano per la prima volta da quel luogo di segregazione, seguendo in un corteo trionfale Marco Cavallo, loro compagno di animazione teatrale.Trieste_2015_fiera_400
Marco Cavallo qui è famoso, tanto da essersi meritato una statua in ferro e da essere stato scelto come simbolo per l’incontro nazionale, che quest’anno è stato preceduto da una scuola estiva su orizzonti e concetti per l’economia solidale denominata “I dialoghi di San Giovanni” (qui trovi le dispense).
La scuola è stata aperta dalla lezione di Roberto Mancini, invitato in quanto ha da poco pubblicato il libro “Trasformare l’economia”, in cui tra l’altro confronta alcuni modelli praticati di economia alternativa per proporre una loro convergenza attiva. È stato questo il primo degli sconfinamenti che danno il titolo all’incontro di quest’anno, l’avvio da parte del mondo dell’economia solidale di una apertura verso altre forme di economia alternativa tramite la collaborazione su progetti concreti, come nel caso del progetto comune in campo assicurativo che vede coinvolti diversi soggetti che hanno da poco fondato l’associazione “verso la mutua di assicurazione – bene comune”. D’altronde, Trieste conosce bene cosa vuol dire essere schiacciata dai confini e il desiderio di liberazione che abbiamo sentito, ad esempio, alla sera nelle danze e musiche balcaniche.

La scuola, con 75 partecipanti da tutta Italia tra cui diversi giovani con le loro domande pungenti, dopo i confronti sugli strumenti dell’economia solidale e sulla transizione, si è conclusa venerdì sera con la lezione di Euclides Mance, filosofo brasiliano, che è stato una presenza costante durante questi giorni a Trieste ed un riferimento per le reti di economia solidale. L’avvio in Italia di questo percorso nel 2002 deve molto alla sua “Rivoluzione delle reti”, ed anche oggi ascoltarlo dà una grande soddisfazione per come è in grado di mostrare concretamente come siamo inseriti in un processo storico di trasformazione globale e quanto la strategia delle reti di collaborazione solidale come strumento per il benvivere possa contribuire a sostenere questa transizione.
Euclides propone una visione strategica che parte dalla analisi dei flussi che modellano la nostra vita e le strutture sociali per orientarli al fine di avviare processi che si autosostengono, liberando le forze produttive e creando sistemi di scambio in cui reinvestire le eccedenze. In questo modo è possibile costruire alternative pilotate dalle comunità che orientano i flussi e le forme sociali per soddisfare le loro necessità: potrebbero sembrare discorsi astratti fino a quando Euclides o gli altri partecipanti all’incontro non ti raccontano concretamente come nelle sue varie forme questa strategia di liberazione stia funzionando nei cinque continenti. Dal Brasile, dove l’economia solidale vale il 3% del prodotto interno lordo, al Messico, fino alla Grecia passando per la Germania secondo quanto abbiamo potuto sentire ai colloqui internazionali del sabato. Mentre Yannis Barkas dell’organizzazione Solidarity 4 All di Atene ci ha raccontato di come l’economia solidale si stia diffondendo attraverso diverse esperienze, soprattutto tra i giovani, dove fino a pochissimi anni fa era sconosciuta, Gunter Kramp ha descritto l’esperienza tedesca So.La.Wi. (Solidarische Landwirtschaft – Agricoltura Solidale) avviata nel 1988 su ispirazione della Community Supported Agriculture (CSA).

A Marburg a partire dal 2012 hanno organizzato la produzione di frutta e verdura secondo un sistema gestito dalla comunità che si sottrae alle logiche del mercato capitalista e non ha bisogno di ricorrere a finanziamenti esterni. Il meccanismo comunitario consente una solidarietà tra tutti i membri: dalla definizione del bisogno (pianificazione delle semine), alla ripartizione del lavoro (banca ore) alla partecipazione (differenziata e solidale) ai costi del raccolto al momento del rendiconto annuale; oggi esistono in Germania 75 di queste comunità di acquisto e altre 100 stanno per partire.

In tutto il mondo di fronte al mercato capitalista che si ritira in seguito alla concentrazione dei capitali tra le mani di pochi esistono due schemi di risposte: quello competitivo abituale che ripropone il tiro alla fune impersonale tra domanda e offerta, e quello più difficile ma molto più efficace nel soddisfare i bisogni che cerca le strade per uscirne insieme; in questi incontri mi rendo sempre più conto di quanto la storia dell’umanità stia sperimentando entrambi gli schemi, e quindi la direzione che seguiremo di fronte ai prossimi cambiamenti sia ancora indeterminata.
Insomma, il sogno della costruzioni di reti di collaborazione per il benvivere non solo continua a scaldare, ma muove una quantità crescente di persone e organizzazioni in un processo storico su scala mondiale; anche la costituzione dell’Ecuador riconosce e appoggia l’economia solidale come strumento per la sovranità alimentare ed il benvivere. Sta a noi avere la forza di tenere il passo per evitare di essere risucchiati dalle forme della vecchia economia, quella dell’era dei (combustibili) fossili.
Questo confronto con la storia e con le altre parti del mondo era il secondo degli sconfinamenti proposti in questo incontro nazionale, che ci ha portato tra le altre cose al confronto con i politici locali tra cui alcuni sindaci, il consigliere regionale primo firmatario di una legge regionale sull’economia solidale ora in discussione e la governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani.

L’immersione all’interno della fiera Bioest tra le vie del parco con 10mila visitatori e 170 stand tra produttori e associazioni ha inoltre consentito gli incontri nelle diverse aree in cui era organizzata la fiera: alimentazione, abitare, vestire, buen-vivir, servizi, distretti. La presenza dei produttori tutto intorno ci ricorda la necessità di agganciare le nostre riflessioni alla trasformazione dei circuiti di scambio in cui siamo inseriti; è un metro impegnativo, ma potremo misurare lo sviluppo delle nostre reti dai volumi degli scambi che muovono o spostano. Si tratta di operazioni complesse, da coordinare tra tutti gli attori coinvolti lungo la filiera, che non si risolvono in qualche giorno di scuola o di incontro.
La proposta di Ines è però stata quella di considerare i patti di filiera come uno strumento essenziale per indirizzare i flussi sotto il controllo della comunità. In questo senso, sulla filiera dell’energia, abbiamo assistito alla firma del patto fiduciario tra CO-energia ed ènostra per promuovere una filiera partecipata dell’energia elettrica da fonti rinnovabili. Abbiamo anche visto porre le basi per la costituzione di un fondo di solidarietà nazionale con il coinvolgimento dei produttori ed i primi passi del gruppo tematico nazionale sulle monete complementari.
Continuano poi le collaborazioni con i vari soggetti dell’economia solidale, come testimoniato dai colloqui della domenica mattina su diversi temi, dalla vicinanza alla situazione critica delle MAG in cui il riconoscimento da parte del governo corrisponde ad una fortissima limitazione della loro operatività, dalla collaborazione con i soggetti del commercio equo e solidale all’interno della Fair Trade Week a Milano e con le organizzazioni internazionali della società civile che si occupano di cibo con la partecipazione ad Expo dei Popoli la settimana successiva.

Infine, il terzo sconfinamento sperimentato durante l’incontro, è stato quello verso le situazioni di fragilità, rese ancora più difficili dalla progressiva ritirata dello stato sociale, qui presenti nei volti degli utenti psichiatrici che si aggirano per il parco. La loro irruzione nella sessione dedicata al confronto con le istituzioni, con dieci minuti di abbracci regalati a politici e cittadini, ben rappresenta la necessità di trovare soluzioni al di fuori degli schemi che possano funzionare per tutti.
Rientrando a casa, sono sempre più convinto dell’utilità degli strumenti di analisi della geometria euclidea (flussi e reti) per studiare le forme dell’organizzazione sociale, e della potenza del postulato di Euclides, che teorizza le reti di collaborazione solidale come strumenti per il benvivere, nel disegnare i riferimenti dello spazio in cui ci muoviamo per la stipula di patti in grado di orientare i flussi e nella costruzione di comunità capaci di futuro in grado di dare ai patti un significato.

Tutto questo ci insegna Marco Cavallo, simbolo di libertà: la necessità di rischiare varcando i confini e accogliendo chi se ne libera, la volontà di democratizzare l’economia per piegarla ai bisogni delle comunità che abitano i luoghi, la necessità di coinvolgere i cittadini in questa festa di liberazione. Da qui passa la storia dell’umanità, roba da pazzi!

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Garanzia Partecipata Toscana: ecco il calendario delle visite della zona Firenze-Val di Pesa

Ecco il link al sito della garanzia partecipata http://www.garanziapartecipata.it dove si trovano tutte le informazioni.

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Qui sotto il calendario per poter partecipare alle visite della zona Firenze – Val di Pesa.

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Calendario Visite 2015
GRUPPO “FIRENZE – CHIANTI – VALDIPESA”

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16 maggio ALESSIO: presenti FORNACI, SABRINA, PEREYRA

30 maggio SABRINA: presenti UPUPA, BRANDO, ALESSIO

20 giugno BACIO: presenti BENEDETTANATURA

4 luglio FABRIZIO: presenti UPUPA, BACIO

18 luglio BRANDO: presenti PEREYRA, SABRINA, ALESSIO

19 settembre  PANDOLFINI (da confermare)

17 ottobre UPUPA: presenti SABRINA, FORNACI, BRANDO

21 novembre PEREYRA: presenti BRANDO, MARCO

19 dicembre MARCO: presenti FORNACI, PEREYRA, BRANDO

Agrikulturae del 9 Maggio “La lunga marcia dei Sem Terra” e Mangiasano del 10 Maggio

Dal sito dei Gas Fiorentini
AGRIKULTURAE – Sabato 9 Maggio dalle ore 9,00 alla Bibliotecanova Isolotto Via Chiusi 4/3
Vedi Link
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EDIZIONE SPECIALE : “LA LUNGA MARCIA DEI SEM TERRA”

in mattinata:

ore 10.30: presentazione del libro “La lunga marcia dei senza terra. Dal Brasile al mondo“, di Claudia Fanti, Serena Romagnoli e Marinella Correggia, ed. EMI. Alla presenza di una delle autrici, Claudia Fanti, di contadini e attivisti della rete di Genuino Clandestino e del comitato Mondeggi Bene Comune Fattoria Senza Padroni
Sara’ presente una delegazione di alcuni militanti del Movimento  Lavoratori rurali Sem Terra (MST)
MANGIASANO -Domenica 10 Maggio al circolo CRC di Pozzolatico
vedi Link

Il diserbante più usato al mondo è cancerogeno

fonte: http://www.corriere.it
Insieme ad altri quattro diffusi insetticidi
Il diserbante più usato al mondo è cancerogeno

Il Pagliaio a Greve in Chianti presenta ” Vita da GASati”

Il Pagliaio

Mercato di Contadini e Artigiani di piccole produzioni

  a Greve in Chianti  

la 4a Domenica del mese  in Piazza Matteotti

 PAGLIAIO

Il Pagliaio Domenica 26 Aprile dedica la giornata al mondo dei GAS- Gruppi di acquisto solidale, e invita tutti i gassisti di Firenze e dintorni a partecipare vivamente alla giornata” Vita da GASati”

Programma
Ore 10:30
Tavola Rotonda
Il confronto si aprirà sulle seguenti tematiche:
– Breve Presentazione dei Gas: come funzionano, come si organizzano
– Criteri di scelta dei produttori
– Rapporti di fiducia tra produttore e  consumatore
–  La Garanzia Partecipata. Come garantirsi reciprocamente
– Quali pensieri accomunano il gruppo oltre a fare la spesa

Ore 10:30
– Laboratorio di macramè per bambini
Ore 13
Pranzo Condiviso
Il pranzo è condiviso, tutti i commensali portano  piatto, bicchiere, posate e qualcosa da mangiare. (Anche al mercato si potrà acquistare cibo biologico)
Ore 15
– “Il Gas in tempo di crisi”
Presentazione dell’inchiesta a cura degli autori: Riccardo Guidi e Massimiliano Andretta
 Ore 16:30
– Spettacolo Circense  “Il bouquet….Storie d’amore sul filo”
A cura degli alunni di En-Piste – Scuola di Circo di Firenze e dintorni

Durante tutta la giornata
– Banco informazione Intergas
– Banco Stop ttip- Il pagliaio aderisce alla campagna del comitato Stop ttip, si raccolgono firme che contestano il Trattato Transatlantico  tra gli Stati Uniti e la Comunità Europea
Il Pagliaio aderisce alla campagna “Rifiuti Zero, Fate la spesa con le vostre borse”

Visita a Funghi Espresso. Un’azienda agricola senza terra …

Visita a Funghi Espresso. Un’azienda agricola senza terra, come si definiscono loro.

Il fungo, alimento ricco di proteine e sali minerali.

http://www.funghiespresso.com/

La storia di qupleorotusesta piccolissima azienda ce la racconta Antonio di Giovanni, laureato all’università di agraria di Firenze. L’idea parte dal tentativo di realizzare in pratica un sistema di recupero dei fondi di caffè. L’ispirazione viene dagli interessi che in quegli anni Antonio coltiva con letture (100 progetti per un milione di posti di lavoro) ed incontri sul tema della Blue Economy (Rossano Ercolini, Centro ricerche rifiuti zero). Nell’ambito delle attività di studio Antonio si trova a fare l’analisi dei rifiuti indifferenziati domestici, durante il vaglio emerge la presenza significativa delle famigerate capsule del caffè Lavazza. Da li si muove un lavoro di studio per la riprogettazione della capsula (Antonio indica come buon lavoro quello che ha portato alla realizzazione di Kompressor dell’Ing. Belloni in Emilia Romagna) o al tentativo di coinvolgere le aziende produttrici al fine di pensare nuovi materiali e sistemi per il caffè (si ricorda che Nespresso invece usa tutto alluminio, che ritira e recupera). La ricerca si è mossa anche nell’ambito della valorizzazione dei fondi di caffè per il loro riutilizzo in agricoltura per la produzione di funghi. Lavazza produrrà una capsula in mater-bi.

Nasce il progetto “Dal Caffè Alle Proteine”.

Un lavoro didattico che ha coinvolto numerose scuole e moltissimi bambini ed anche Slowfood per tramite del progetto “Orto in condotta” al quale hanno fornito substrato esausto per l’orto dai fondi del caffè.

I soci della società sono tre. Oltre ad Antonio ci sono Vincenzo, un architetto che a Napoli stava realizzando un progetto simile all’idea di Antonio, e Tomohiro, detto Tomo, un signore giapponese interessato all’argomento dei rifiuti che ha girato numerosi paesi seguendo le varie campagne e che, per tramite di Rossano Ercolini, ha conosciuto questa idea di impresa ed ha voluto starci dentro attraverso una quota di comproprietà.

Si è individuato a Capannori un capannone industriale privo di amianto e delle dimensioni adeguate per l’attività da svolgere. Era sede di uno zoccolificio che ha chiuso nel 2003. Anche questa scelta ci sta un’azione di recupero.

E quindi siamo agli aspetti pratici che comportano l’avvio di una impresa: il piano quinquennale di previsione economico/finanziaria che viene chiamato business plan, studio delle leggi in materia, osservazioni al piano dei rifiuti Regionale per evitare che i fondi di caffè venissero considerati rifiuti. L’obiettivo economico principale dell’azienda è quello di vendere l’intera produzione di funghi. Già forse non lo abbiamo detto, ma l’azienda coltiva funghi utilizzando fondi di caffè recuperati al momento in cui scriviamo presso diciotto bar della zona di Capannori, si tratta di esercenti che hanno aderito in maniera volontaria al programma di recupero dei fondi seguendo un piano di trattamento dello scarto del caffè al fine di renderlo ottimale per questo tipo di attività. Ricordiamo infatti che uno degli obiettivi del progetto è quella di far riconoscere il fondo come sottoprodotto e non rifiuto. Su questo aspetto Antonio ci ha spiegato che si tratta di una innovazione assoluta e la legge attualmente non è ancora definita. Allo stato attuale i bar che forniscono i fondi sono iscritti ad un registro istituito appositamente nell’ambito di un protocollo HACCP.

Se non abbiamo capito male, altre aziende che coltivano funghi in maniera tradizionale utilizzano la paglia come base sulla quale inoculare le spore con l’aggiunta di concimi. La FunghiEspresso coltiva mescolando i fondi di caffè con del pergamino (la buccina del chicco di caffè che viene scartata dopo il processo di torrefazione) che viene recuperata da una torrefazione in zona, per rendere il substrato ottimale dal punto di vista della consistenza e della presenza di umidità. Anche in questo caso l’uso del pergamino per altri fini lo toglie dal novero dei rifiuti. Un altro utilizzo del pergamino è quello dello sfruttamento per la produzione di calore (viene bruciato). Successivamente inocula con le spore del micelio che acquista presso una ditta di Verona.

Il composto viene insacchettato e messo in una camera oscurata per trenta giorni. Abbiamo visitato la camera trovando molte corde in cui sono appesi i sacchi di plastica trasparente (in modo che possono essere costantemente ispezionate) che al buio lasciano sviluppare le spore. In questa fase può esserci una perdita di prodotto in quanto alcuni sacchi possono produrre funghi o muffe non desiderate. Questi vengono eliminati durante i controlli. Dopo trenta giorni le confezioni vengono portate in altra stanza con luce e la confezione di plastica viene aperta, in una settimana inizierà la fruttificazione e la conseguente raccolta che avviene in piedi con l’operatore per passa di sacco in sacco a raccogliere i funghi “maturi”.

Una volta che il contenuto del sacco ha esaurito il suo potenziale può essere utilizzato come terriccio per orticoltura e giardinaggio (sono in corso studi per realizzare in materiale biodegradabile anche il sacco).

Il fungo coltivato al momento è il Pleurotus Ostreatus (orecchione o gelone grigio) e il Pleurotus Cornucopia (giallo). Sono le varietà che garantiscono la miglior resa. Sono allo studio coltivazioni di altri funghi, per esempio il pioppino.

I valori nutrizionali del fungo coltivato si possono trovare nel sito, in sintesi su 100gr di fungo sono presenti circa 8 grammi di proteine. Si tratta di funghi a bassissima tossicità, non è un caso che siano i più venduti anche nei supermercati.

FunghiEspresso vende sia i funghi sfusi a 5,50 euro + iva 4% (quelli grigi) e a 7,50 euro + iva 4% quelli gialli (che hanno una resa minore e costi di produzione più alti).

Vengono venduti anche dei kit per prodursi i funghi in casa. Si tratta di confezioni di cartone con all’interno la busta di plastica che contiene le spore inoculate. Nel cartone le istruzioni riportano i passi per poter avere circa 500 gr di funghi nell’arco di una settimana. La confezione è in vendita anche alla Cooperativa di Legnaia ed è nata più come scopo didattico che come prodotto per il consumo quotidiano.

Attualmente la produzione di funghi è di 30 kg alla settimana. Le consegne potrebbero essere circa tre per viaggio (vale dire un viaggio verso Firenze, tre/quattro consegne) considerando un minimo di 3 kg per gas che pagherebbe un contributo di 5 euro di spese di viaggio qualsiasi sia la quantità consegnata.

Abbiamo terminato con un copioso buffet, nientemeno che a base di funghi.

Stefano

Ci sono anche le foto della visita:

https://gaschianti.wordpress.com/2015/03/24/visita-a-funghi-espresso-le-foto/